A proposito di mediazione obbligatoria..

Rifletto a voce alta e vorrei condividere con voi i miei pensieri, dopo la lettura di un articolo comparso oggi sul Sole 24 Ore. Si parla di ipotesi di reintroduzione dell’obbligatorietà della mediazione civile circoscritta allo status di esperimento, fissando un limite temporale al 2017. Gli avvocati, quelli già contrari alla mediazione, si sono subito fatti sentire, con toni accesi e parole quali “colpo di mano” e “lobby”… Mi sembra di sentire discorsi vecchi e obsoleti. Il mondo sta cambiando. Cambiamo anche noi.

E così mi viene da pensare  che forse, dico forse, gli avvocati contrari alla “lobby” della mediazione in realtà vedono il mondo a propria immagine e somiglianza e solo attraverso i propri occhiali appannati.. Chi crede nella mediazione è colui che ha già fatto questo passaggio: di appoggiare ogni tanto i propri occhiali e indossare quelli dell’interlocutore, di chi la pensa diversamente da sé, il tutto con curiosità e interesse, senza paura di perdere forza o potere (di lobby). Questo sguardo ci dice poi altro: parla di collaborazione nel risolvere i problemi, di uscire dal proprio praticello per conoscere anche quello dell’altro, di imparare da tutti qualcosa, non solo da chi non insegna dall’alto di una cattedra, e poi sempre, sempre, essere pronti a lasciarsi sorprendere. Il muro contro muro ha prodotto conflitti infiniti, dolorosi, ed estenuanti e soprattutto un ingolfamento delle aule giudiziarie.

L’”eccesso di delega” è per me semmai far decidere dei propri problemi, affari, conflitti, relazioni a un terzo. Io sono per tornare responsabili e protagonisti delle nostre vicende. Il mediatore aiuta a far fare questo passaggio e su questioni di diritto non ha mai mancato di rivolgersi ai legali, quindi non vedo che ostacolo sia, quale diritto violato, semmai una risorsa. Meno soldi forse per questi professionisti? Ma relazioni migliori in giro e anche tra colleghi, va là..

Ghandi diceva “Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”.

Basta quindi restare a guardare e parlare per frasi fatte. Un piccolo passo, uno dopo l’altro, e anche il mondo delle divisioni, di è colpa dell’altro, può forse trasformarsi in una società più colorata e partecipata. In cui ognuno si assume pienamente la responsabilità del passo che compie. O che non compie..

Io cammino dritta e a testa alta, senza per questo non vedere chi sta più in basso.

La mediazione è anche questo: guardare all’altro con rispetto e accoglierne le diversità. Saper ascoltare e sospendere il giudizio.

Cari avvocati, ho il pieno rispetto del vostro prezioso lavoro. Ed è proprio per questo che credo che la mediazione, l’ADR, possa essere, più che un’”Alternativa”, un metodo “Appropriato” per la risoluzione – anche col vostro supporto – di molte controversie. Non tutte ovvio. Ma diamo alle persone la possibilità di guardarsi come tali restando attrici della gestione delle loro magagne e gestendole collaborando, anziché guardarsi (in cagnesco) come “parti”, uno contro l’altro. Ne guadagnamo tutti, ribadisco. Ne sono convinta.

Ecco qui il link dell’articolo che mi ha sfrugugliato queste riflessioni. Se volete commentate pure qui sotto, anche e soprattutto chi la pensa diverso da me. Confrontiamoci..

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